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lunedì 19 marzo 2012

Fulminato anche Monti

Va riconosciuta a Sergio Marchionne una capacità di persuasore che non ha eguali nel fronte padronale italiano. Nel momento in cui stracciò il contratto nazionale stipulato da sindacati e Confindustria costringendo i dipendenti di Pomigliano e di Mirafiori a dire sì al referendum indetto per imporre un nuovo contratto aziendale, l'allora sindaco di Torino Sergio Chiamparino dichiarò pubblicamente che gli operai della Fiat avrebbero dovuto stendere un tappeto rosso ai piedi dell'uomo "senza giacca" elevato al rango di salvatore della patria, pardon della Fiat.
Infatti, quale controparte per ottenere l'adesione dei sindacati e dalla maggioranza dei lavoratori, nel referendum Marchionne aveva annunciato un piano industriale che prevedeva investimenti per oltre venti miliardi di euro.Quell'impegno era stato preso sul serio dai leader della Cisl (Bonanni) e Uil (Angeletti), dai vertici istituzionali del comune, della provincia di Torino e della Regione Piemonte, dal ministro del Lavoro dell'epoca l'ex craxiano Sacconi, ma il piano non venne mai presentato.
In questi ultimi tempi dai massimi dirigenti Fiat sono venuti soltanto provvedimenti anticostituzionali come l'espulsione dagli stabilimenti del sindacato non gradito (Fiom) e la minaccia di trasferire all'estero due insediamenti dei cinque oggi esistenti in Italia.
Queste gravi prese di posizione di Marchionne sono state totalmente ignorate dall'attuale governo tecnico della nostra repubblica fondata sul lavoro.
A  tre giorni dal faccia a faccia con Sergio Marchionne avvenuto a Palazzo Chigi venerdì scorso il premier Monti è intervenuto, a piedi giunti, all'assemblea della Confindustria, dichiarando che la Fiat è libera di fare quello che vuole perché «chi gestisce la Fiat ha il diritto e dovere di scegliere per i suoi investimenti le localizzazioni più convenienti».
Nella storia della grande industria automobilistica torinese gli aiuti sottobanco (non sempre leciti) e quelli avvenuti alla luce del sole (perché si riconosceva una funzione sociale all'impresa) non si contano nell'arco di oltre un secolo.
Chi ha regalato, di fatto, l'Alfa Romeo, azienda a partecipazione statale, alla famiglia Agnelli?
Chi ha sollevato la Fiat delle Ferriere torinesi nel momento della crisi della siderurgia se non lo Stato grazie all'allora ministro socialista Gianni De Michelis?
Il contratto di programma del 1988 riversò nelle casse Fiat oltre seimila miliardi di lire sotto forma di contributi in conto capitale e in conto interessi, mentre nell'ultimo scorcio del secolo scorso arrivavano a Torino altri duemila cinquecento miliardi di lire sotto forma di esenzione d'imposte, di cassa integrazione, prepensionamenti e mobilità.
E la rottamazione degli anni Novanta può essere dimenticata? Questa operazione pagata con soldi pubblici significò per la Fiat più che una bombola d'ossigeno.
Il flemmatico professor Mario Monti, maestro di economia (liberale o liberista?) fulminato sulla via di Marchionne ha forse scordato l'articolo 42 della nostra costituzione che recita: «l'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana».
Sarebbe profittevole se nel prossimo vertice di partiti che sostengono l'attuale governo, il compagno Bersani ricordasse al presidente del consiglio che la Costituzione della nostra repubblica non è stata ancora abrogata. Lo voleva tanto Berlusconi...

venerdì 16 marzo 2012

Stessa notizia ma...

Problemi con il pc non mi hanno consentito di mettere questo post qualche giorno fa ma è ancora utile!

• Corriere della Sera 10 marzo 2012: Tutto è cominciato venerdì quando, dopo il lancio di due colpi di mortaio contro Israele, un raid israeliano ha ucciso il leader dei Comitati di Resistenza Popolare Zuhir al-Qaisi e il genero.

• La Repubblica 10 marzo: La nuova fiammata di violenza è cominciata ieri, quando, dopo il lancio di due colpi di mortaio verso Israele, lo Stato ebraico ha risposto con il raid contro al Qaisi.

• Jerusalem Post, quotidiano israeliano filogovernativo, 10 marzo: Quando l’esercito israeliano decideva di assassinare venerdi pomeriggio il leader dei Popular Resistance Committees nella striscia di Gaza sapeva in che cosa si stava mettendo. Valutazioni preventive della decisione di bombardare l’auto che trasportava Zuhair Qaisi predicevano che circa 100 razzi potevano essere lanciati in Israele in ciascun giorno della spirale di violenza che si attendava esplodesse. Questo era il prezzo che il governo decideva era in grado di pagare.

La prima, ovvia domanda che viene spontanea e’: “Come e’ possibile che i due maggiori quotidiani italiani riportino notizie favorevoli all’immagine di Israele, mentre un giornale israeliano filogovernativo racconti una storia molto diversa e sostanzialmente dannosa alla reputazione di Israele?

Ciascuno di noi, da solo, trovera’ la sua risposta, ne sono sicuro.

Cio’ che e’ comunque chiaro, a prescindere da ‘chi ha cominciato per primo’, e’ che Israele era pronto a portare a termine quella che viene chiamato ‘esecuzione extragiudiziaria’ o ‘assassinio mirato’, un atto condannato dal diritto internazionale come crimine di guerra, ben sapendo che ci sarebbe stata una violenta rappresaglia. Gli omicidi che Israele continua a compiere di palestinesi anche soltanto sospetti di atti di violenza rappresentano, infatti, una grave violazione della legislazione internazionale che ridicolizza l’affermazione di Israele di essere una ‘democrazia occidentale’ come tutte le altre. Perfino la Cina. L’Iran e gli USA, convinti della efficacia della pena di morte che ha indubbiamente ucciso molti innocenti, fanno almeno uso di un processo formale. Questo non avviene in Israele, dove negli ultimi dieci anni centinaia di palestinesi sono stati segretamente condannati a morte e giustiziati nei loro letti, per le strade, alla guida di un’auto o anche se costretti in una sedia a rotelle, assieme a centinaia di passanti. Ma anche queste notizie appaiono ben poco nei nostri organi di informazione.

Pur nella loro penuria di informazioni, i nostri media italiani non tralasciano tuttavia di enfatizzare il fatto che la risposta israeliana e’ avvenuta dopo centinaia di razzi lanciati dai palestinesi in Israele con diversi israeliani feriti. Ma che dire del numero di razzi e bombe lanciate da Israele su Gaza? Se i nostri giornalisti volessero approfondire questo aspetto potrebbero trovare facilmente i dati utili a fare delle interessanti statistiche. Pur non essendo un giornalista mi sono avventurato nel web e guardate cosa ho trovato.

In un rapporto di Human Rights Watch si legge che in 18 mesi, dal settembre 2005 al maggio 2007, durante i quali i gruppi armati palestinesi hanno lanciato 2.700 razzi verso Israele uccidendo quattro persone, Israele ha sparato su Gaza 14.617 bombe di artiglieria pesante uccidendo almeno 17 bambini e 123 donne. Altre centinaia sono state ferite e sono stati provocati estesi danni. Il Rapporto aggiunge: “Human Rights Watch non e’ stato in grado di rintracciare nessun rapporto o rivendicazione che gli uccisi e i feriti dal fuoco dell’artiglieria comprendessero persone ritenute essere dei combattenti e l’IDF [Israeli Defence Force] non ha risposto alla richiesta di HRW di indicare se i palestinesi uccisi o feriti dal fuoco dell’artiglieria fossero combattenti o ritenuti essere combattenti. Gli attacchi di Israele su Gaza nel 2006 hanno anche lasciato nella striscia di Gaza molti ordigni inesplosi che costituiscono un costante pericolo per la vita dei palestinesi.” Questo rapporto risale al 2007. Naturalmente, prima e dopo quella data migliaia di altri palestinesi sono stati uccisi e feriti da attacchi israeliani da decine di migliaia di proiettili e bombe israeliane, compresa la guerra del 2008-2009 Operazione Piombo Fuso, anch’essa lanciata da Israele con il pretesto di doversi difendere dai razzi palestinesi.

Ancora: secondo l’agenzia delle Nazioni Unite OCHA , nel 2011 i proiettili sparati dall’esercito israeliano in Gaza sono stati responsabili della morte di 108 palestinesi, di cui 15 donne o bambini, e del ferimento di 468 palestinesi di cui 143 donne e bambini. In particolare 310 (57%) vittime sono state a causa di razzi lanciati da aerei israeliani, 150 (28%) a causa di proiettili sparati dai militari, 59 (11%) a causa di granate di carri armati e altri 18 (3%) da fuochi di mortaio israeliani.


Se io che non faccio il giornalista riesco a trovare queste notizie, perche’ non ci riescono coloro che lo fanno di mestiere? E se ci riescono, perche’ non le pubblicano?

lunedì 12 marzo 2012

L'urlo della scuola

L’urlo della scuola
23 marzo 2012
L’urlo di migliaia di scuole si alzi forte e appassionato in tutto il Paese
Affinchè penetri nelle coscienze sopite della Politica e dell’Economia
Affinchè possano di nuovo vedere ciò che da tempo non vedono più
Affinchè possano comprendere ciò che da tempo non comprendono più.
Tutti devono sapere che la scuola pubblica sta morendo
Tutti devono sapere che noi, genitori insegnanti ricercatori studenti e studentesse, non lo possiamo permettere
Perchè nella scuola pubblica è la radice della democrazia, dell’uguaglianza, della giustizia sociale
Perché la scuola pubblica è un Bene Comune, come l’acqua l’ambiente la salute
Perchè nella scuola di tutti è il futuro delle nuove generazioni e il senso della nostra civiltà. Un Urlo gentile ma determinato dal mondo dell’Istruzione Pubblica per dire semplicemente

ASCOLTATECI perbacco!

www.urlodellascuola.it

domenica 11 marzo 2012

In buona compagnia...

Nel tempo della crisi, un dato accomuna il nostro Paese alla Gran Bretagna: la crescita dei senzatetto. Su cinquanta milioni di persone, 50mila britannici non hanno una casa. In Italia, su 60 milioni, le stime sono comprese tra i 50 e i 60mila. Padri separati, anziani con la pensione minima, giovani immigrati in cerca di lavoro, interi nuclei familiari sono homeless. Una cifra in aumento tra i britannici: più 14 percento nel 2001 rispetto al 2010.I dati italiani sono ancora in via di elaborazione. Istat, Caritas, ministero del Lavoro e Federazione italiana dei senza fissa dimora renderanno noto il censimento degli homeless solo a maggio, ma da una statistica realizzata su un campione di 5mila persone, è stato tracciato a fine 2011 l’identikit di chi non ha una casa. I senzatetto italiani sono persone tra i 45 e i 65 anni, abituati in strada o in situazioni precarie, spesso con problemi psichiatrici o di alcolismo o tossicodipendenza. Si sono aggiunti al ritratto già noto anche giovani stranieri in cerca di occupazione, così come anziani con la pensione minima, uomini separati che devono passare gli alimenti a moglie e figli e non riescono, con un reddito modesto o discontinuo, a permettersi una casa propria, o ancora, giovani che non riescono a causa della crisi a trovare una collocazione abitativa.
Ma senzatetto sono anche interi nuclei familiari, in prevalenza stranieri, che si rivolgono ai servizi per ie persone senza fissa dimora. E’, quest’ultima, una presenza crescente. Compaiono agli sportelli comunali i cinesi, che mai prima, a Milano, Bologna, Firenze, si erano rivolti a servizi non afferenti alla propria comunità.Più dettagliata l’indagine nel Regno Unito. L’aumento medio del 14 percento contiene al suo interno dati più settoriali: più 44 percento delle famiglie che sono rimaste senza casa dopo uno sfratto, più 39 percento di quelle che si affidano ai servizi per l’alloggio municipali dopo la fine di un contratto a termine.Sono i giovani, come ovunque, a subire le conseguenze più pesanti dell’incertezza: nel 2011 erano 17mila i ragazzi tra i 16 e i 24 anni classificati come ‘homeless’. Erano 15.500 nel 2010, ma la statistica, secondo l’associazione per i senzatetto ‘Centerpoint’ non coglie il problema nella sua complessità. Secondo Centrepoint, infatti, il numero dei giovani che utilizzano gli ostelli o i divani degli amici potrebbe essere vicino ai 60mila, tre volte la cifra ufficiale. “Con oltre un milione di persone disoccupate – mette in guardia il presidente di Centrepoint, Seyi Obakin, e una penuria crescente nelle case a basso prezzo, lo scenario futuro è ancora più preoccupante”.

giovedì 8 marzo 2012

Melvan


Il celebre furgone, denominato Melvan, è in vendita su e-bay. Quello che vedete nelle foto è il van che ha ospitato Kurt Cobain, leader indimenticato dei Nirvana. L'attuale proprietario, Ben Berg, bassista dei Weird Beast di Montesano vicino a Seattle, ha deciso di sbarazzarsi del furgone. L'asta scadrà il prossimo 13 marzo. Al momento la cifra ha raggiunto i 99.000 dollari, ma secondo le previsione il prezzo è destinato a toccare i 150.000. Berg ricevette questo furgone dai Melvins nel 1992. I Melvins furono il gruppo con cui i Nirvana realizzarono i primi tour. Il furgone, come recita l'annuncio, reca un "autografo originale di Kurt Cobain sulla fiancata", un disegno con le quattro facce dei Kiss. A quanto sostiene il venditore, dovrebbe esserci anche la firma di Kurt, anche se non viene specificato dove. Chiunque sia interessato all'acquisto, sappia che dovrà andare a prelevarlo nella ridente Montesano.

martedì 6 marzo 2012

Manca solo il Papa

È un dato di fatto: la democrazia non esiste. Almeno in Val di Susa. Già, perché da queste parti la maggioranza diventa minoranza e un'opera dai tempi e costi biblici verrà fatta, aldilà che un'intera popolazione non la voglia.Chi vuole la Tav, guarda caso, sono i poteri forti di questo Paese. Nessuna novità in fondo. Quando "c'è da magnà" nessuno si tira indietro.E oggi il presidente della Repubblica, non incontrando i valsusini durante la sua visita a Torino e schierandosi apertamente a favore dell'Alta Velocità, ha rimarcato questo fatto. Anche lui vuole andare a Lione da Torino in poche ore. Si rassegnino i contrari.Manca solo la benedizione papale, magari durante l'Angelus, è tutti sono d'accordo sulla divinità dell'opera.Peccato che non lo siano quelle migliaia di persone che lottano quotidianamente contro i lavori che sicuramente devasteranno un territorio già trivellato come una gruviera, pieno d'amianto e di armi provenienti dagli arsenali di Gladio.Un territorio dove la mafia calabrese ha piantato le sue radici, intrecciando con il mondo politico locale affari d'oro.
Benvenuti in Val Susa.
Qui quando scoppiano le bombe vengono incolpati fantomatici ecoterroristi anarchici che muoiono in carcere nei più classici dei suicidi di Stato.Esplosioni in realtà volute dalla criminalità organizzata e i servizi segreti, in una guerra che aveva un solo scopo: spartirsi la ricca torta offerta dai lavori Tav.
Cose del passato, forse, che però vengono dimenticate. I buoni diventano cattivi (come i lupi contro le pecorelle), Turi Vaccaro un terrorista e non ha importanza se l'intera Valle è stata gasata con lacrimogeni al cianuro sparati dalle forze dell'ordine per mesi o se nei paesi si sono verificati veri e propri rastrellamenti, come avveniva durante la Guerra Partigiana. Il criminale è colui che sale su di un traliccio elettrico per protestare. Anzi. É un cretinetti buono solo a restare folgorato perché ha toccato i cavi dell'alta tensione.La massa diventa minoranza, dicevamo.Anche se riesce a portare per le strade più di settantamila persone e tutta Italia, tra l'indifferenza dei politici, dice No Tav, il movimento per media ed ex gruppettari pentiti resta un pugno di violenti, al pari degli indipendentisti baschi o dei ragazzi di Derry e Belfast, nell'Irlanda del Nord.Tutto questo mentre chi vuole l'opera non riesce ad organizzare una qualsiasi manifestazione, perché il rischio di ritrovarsi ad essere solo quattro amici a passeggiar per le vie del centro torinese è troppo forte.Tanto vale aspettare in sezione e guardare in televisione presidenti "professori" di Consiglio e di Repubblica dire che la Tav è cosa buona e giusta, sognando che anche Ratzinger strizzi l'occhio alla più grande truffa del secolo..
Amen.

venerdì 2 marzo 2012

FORZA VALSUSINI!


Ieri sera da Santoro a “Servizio Pubblico” si è potuto capire la distanza siderale tra i politici (ieri era il turno di Bersani) e i cittadini. Ancora una volta i livelli di confronto viaggiano su due binari diversi. I cittadini che, rischiando, scendono in piazza per rivendicare il diritto all’ascolto mentre dall’altra parte ci sono i politici che, senza rischiare nulla e seduti comodamente sulle poltrone dorate del parlamento, sciolinano con arroganza le “loro” convinzioni come oro colato. Il riferimento è a quello che sta accadendo in Val Susa, ma non solo… Nemmeno contro l’evidenza di dati “neutri” si arrendono! Progettato venticinque anni fa (!!!) e completamento previsto fra 12/15 anni, la TAV si rileva un’opera inutile.

1)      Esiste già una linea ferroviaria con diminuzione costante del traffico merci che dal 2000 a oggi ha portato a una riduzione del 50% dei trasporti.

2)      Checché ne dicano i parlamentari romani, il tunnel di 52 Km buca una montagna di amianto. Che fine farà l’amianto e quanto ci costerà smaltirlo?

3)      Conviene spendere tanti soldi per tredici minuti di risparmio tempo?

4)      Ma veramente si vuole far credere che questa tratta servirà per collegare Lisbona con Kiev? Cosa mai trasporteranno per un viaggio così lungo?

Si dice che la Comunità Europea ci finanzia, ma quei soldi sono, comunque, nostri! Hanno avuto il “coraggio” di rinunciare alle Olimpiadi di Roma, stanno rinunciando al ponte sullo straetto ma vogliono andare avanti “per forza” sulla TAV. In un paese con le pezze al culo, dove non ci sono soldi per le scuole, dove la sanità è ridotta allo stremo, dove i treni per i pendolari fanno letteralmente schifo, il potere politico coadiuvato dalle forze dell’ordine insiste sulla scelta di costruire la TAV. A pensar male non si fa mai peccato! E allora non sarà mica che qualcuno abbia già intascato e speso soldi avuti (tangenti?). Perché Passera si ostina a difendere la TAV? Vuoi vedere che ci sono di mezzo anche le banche (tanto per cambiare) e la criminalità organizzata? I mass media e le tv di stato dicono che sono piccoli gruppi anarchico-insurrezionalisti a guidare la rivolta. Ma allora perché 360 docenti universitari hanno relazionato sull’inutilità dell’opera? Perché si citano i Sindaci favorevoli (ordine di scuderia?) e non quelli che si oppongono? Perché Fassino non svela il senso delle intercettazioni della ndrangheta che invita a votarlo? Alle prime domande e a quest’ultime si dovrebbe dare una risposta ma la risposta non PUO’ esserci e allora è giusto che quando il giornalista chiede a Passera perché si deve fare la TAV, il ministro risponde “Perché è così”.




lunedì 27 febbraio 2012

Forza Luca, non sei solo!

Luca Abbà non è da solo. In questo momento in cui le sue condizioni sono gravi tutta Italia si è mobilitata per portare solidarietà al militante No Tav vittima di una rovinosa caduta questa mattina mentre si opponeva all'esproprio dei terreni della baita Clarea.
Subito dopo la notizia dell'incidente di Luca, infatti, attivisti del movimento No Tav si sono organizzati per portare il loro sostegno all'uomo che ora si trova in coma farmacologico al Cto di Torino. Iniziative in Valsusa e nel capoluogo piemontese dove sono stati organizzati presidi davanti alla Prefettura, ai palazzi comunali e al nosocomio dove è ricoverato.
Non solo. Anche nelle altre città d'Italia saranno numerosi i presidi di solidarietà per il trentasettenne che da dieci anni abita nell'alta Valsusa, nella casa che era del padre, e dove fa l'agricoltore. Così, le bandiere No Tav e striscioni in sostegno di Luca saranno affissi nelle principali piazza della penisola: da Roma a Bologna, da Cagliari a Trento fino a Palermo e Venezia. Ma la protesta varca anche i confini nazionali per arrivare a Barcellona, dove rappresentanti del movimento contro l'alta velocità manifesterà davanti al consolato italiano.
E intanto arrivano anche le reazioni del mondo politico e istituzionale. A partire dal leader di Sel Nichi Vendola che ha affermato come «La Tav è un'opera che sta costando troppo anche dal punto di vista umano e sarebbe questo il momento di chiedere ed ottenere una moratoria, una tregua per consentire a tutti una ulteriore fase di approfondimento». Anche la Fiom, attraverso il suo segretario torinese, Federico Bellomo, chiede «l'immediata sospensione dei lavori di ampliamento del cantiere per ragioni umanitarie». Mentre più dura è stata la reazione di Vittorio Agnoletto che attribuisce la responsabilità di quanto accaduto ad Abbà «ai vertici delle forze dell'ordine e alle scelte che queste hanno adottato, con il consenso del Governo». Secondo il portavoce del Genova Social Forum, inoltre, «non possiamo ignorare - il fatto che ai vertici nazionali della polizia e in ruoli molto delicati anche a Torino, vi sono funzionari coinvolti nelle vicende del luglio 2001 a Genova e che quindi si sentono incoraggiati, ad applicare in val Susa le strategie sperimentate a Genova».

venerdì 24 febbraio 2012

Veltroni e il 18

«Si scrive articolo 18, si legge alleanze». Mirabile sintesi. La collega del Tg3 raccontava, l'altra sera, gli effetti dell'intervista rilasciata da Walter Veltroni a Curzio Maltese su "Repubblica". L'ex leader del Pd offriva una sponda, come sappiamo, alla revisione dello Statuto dei diritti dei lavoratori (è bene, ogni tanto, scriverlo per esteso), «per non regalare Monti al Pdl». Un sasso in piccionaia, coi piccioni già in volo da un bel po'. Tempismo proverbiale oramai, il suo.C'era bisogno di aggiungere la sua voce al coro dei cosiddetti «riformatori»? Tre giorni prima della sua uscita «dialogante», erano stati resi noti i dati sui contenziosi lavorativi. Trentamila vertenze legali in un decennio, appena trecento per «giusta causa», regolate, quindi, dall'articolo 18. L'1%, avete letto bene. L'ha letto anche Veltroni? Tutto il can can, da dieci anni in qua, per un misero uno per cento. Sarà forse, allora, per quel restante 99% che si combatte tanto? È la nozione stessa di «diritti» a disturbare il manovratore?
Il sospetto che sia così è sempre più forte. Incontrando in questi giorni a Roma il primo ministro iberico Rajoy, Mario Monti s'è detto «impressionato dalla riforma del lavoro spagnolo»: i complimenti ora se li fanno tra loro su chi è più bravo a tagliare, ci avete fatto caso? In effetti, in Spagna, dopo la caduta di Zapatero, i licenziamenti saranno più facili e più economici: le imprese dovranno al lavoratore solo 20 giorni di retribuzione per ogni anno lavorato nel caso di giusta causa, e 33 nel caso di esuberi dovuti a crisi. Soprattutto, a un'azienda basterà dimostrare il crollo degli introiti per nove mesi consecutivi per procedere con l'allontanamento anche senza l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro (Autoridad laboral), che fino a oggi poteva dire l'ultima parola. Ottimo spunto per il suo ministro Fornero, o spauracchio per la Camusso e il sindacato?
Ed ancora. Qualche giorno fa, il presidente della "Adam Smith Society", il professor Alessandro De Nicola — liberista convinto e conseguente — ricordava la battaglia vincente ingaggiata da Margaret Thatcher contro il sindacato dei minatori inglesi, la National Union of Mineworkers. Indicandone il valore pedagogico e perorandone il replay politico in Italia: «colpirne uno per educarne cento» (slogan di triste memoria). Anche lì, in Gran Bretagna, non era il merito della vertenza ad animare la battaglia della Iron Lady, ricorda De Nicola. Bisognava abbattere il simbolo rappresentato da Arthur Scargill e dal suo sindacato. Com'è finita è noto. Aperto il varco, è passata ogni cosa. E, quando il New Labur è tornato al potere, Tony Blair ha solo avvitato i bulloni di una macchina che demoliva il welfare costruito in un secolo di lotte sociali, forti delle analisi economico-sociali di Friedrich Engels, ed anche della potenza letteraria di Charles Dickens contro i conservatorismi più tenaci. La patria dell'integrazione sociale e del laburismo è diventata, alfine, la giungla della speculazione finanziaria globale.Difficile che Veltroni non conosca la storia. E i fallimenti sociali del blairismo. Ed allora? La tattica ha sempre il sopravvento su qualunque strategia degna del nome. Oggi sono le alleanze, ieri qualcos'altro. Vi ricordano qualcosa, ad esempio, le «liste vetrina» dei «nominandi», messe in pista per le elezioni del 2008? La ricercatrice belloccia e il professore serioso (Madia e Ichino), il cattolico devoto e la radicale conseguente (Fioroni e Bonino), l'industriale illuminato e l'operaio superstite (Calearo e Boccuzzi). Un bel supermarket con tutti gli scaffali pieni. Tutto «a favore di telecamera». Con annesse visite pastorali. Una anche a casa della famiglia operaia, a Mirafiori of course. S'è sbriciolato tutto in pochi mesi, alla prima battaglia parlamentare.
Ed allora? Provi a ritelefonare, Veltroni, all'operaio della Fiat, oggi in cassa integrazione, con figlia disoccupata a carico. Parlarne con Landini potrebbe essere compromettente, tirando in ballo — in tal caso — qualche straccio di strategia politica (che non sia, detto fra parentesi, la propria stanca e pervicace sopravvivenza). Sono certo che operaio e famiglia lo riaccoglierebbero a braccia aperte, con un bel bollito in tavola e senza telecamere al seguito. Gli spiegherebbero cos'hanno voluto dire, in Fiat, i licenziamenti «senza giusta causa», prima che i compagni di Veltroni (e i socialisti e i democristiani di sinistra) conquistassero lo Statuto. Valido, purtroppo, solo per una minoranza: appena un quarto dei lavoratori. Prima che Marchionne (nuovo Valletta redivivo) lo smantellasse nelle sue officine, con la compiacenza — manco a dirlo — del «craxista» Sacconi (che gli ha servito in tavola l'articolo 8 della manovra di agosto 2011, come da richiesta).
E pensare che in tanti avevano creduto, nel 2008, che si potesse aprire una stagione nuova di riforme rigorose ed eque. Se necessario, con Veltroni in testa al convoglio. È la settimana delle Ceneri. Pur agnostico, mi cospargo il capo.

sabato 18 febbraio 2012

Il Pastrocchio


Un gruppo di lavoro è stato costituito dal Pd e dal Pdl che si riuniscono nello studio di Violante a Montecitorio, per esaminare se esistono le possibilità di un'intesa tra i due partiti per una nuova legge elettorale che sostituisca il Porcellum.
Da quanto è trapelato sinora sono state avanzate proposte che ricalcano le leggi vigenti in Francia, in Spagna, in Germania e in Israele in un groviglio di contraddizioni.
Non voglio riassumerle. Mi limiterò a rillevare che sono molto differenti una dall'altra e trovare una quadra è abbastanza difficile.
Il concetto di fondo emerso dai mozziconi di dichiarazioni rilasciate dai sei parlamentari delegati al difficile compito sarebbero i seguenti:
1)Favorire il bipolarismo: centro-sinistra da una parte e centro-destra dall'altra. Facile, no? Ma dove pensano di collocare Lega, Udc,,IDV, Rif. Com, Sel ….
2)Niente preferenze (niente di nuovo all’orizzonte) ma collegio uninominale i cui candidati sono indicati dai partiti (con primarie obbligatorie?).
3)Sbarramento dal sei al dieci per cento onde evitare la frammentazione. Come dire che i piccoli non contano un cazzo!
4)Indicazione preventiva del Premier con rafforzamento dei poteri (!!!!) del governo.
5)Sfiducia costruttiva, cioè, in caso di crisi la maggioranza espressa dal voto degli elettori può essere sostituita da un'altra, non importa se di diverso colore. (Alla faccia dei ribaltoni)
6)Premio di maggioranza (evvai!) al gruppo dei partiti vincenti.
Questi sono i punti essenziali in base alle indiscrezioni raccolte dai giornalisti, che la nuova legge elettorale dovrebbe contenere.

Il buongiorno si vede dal mattino…ma passato il tramonto…!

martedì 14 febbraio 2012

Proporzionale bipolare

Tra le varie cazzate che circolano in queste settimane sulla riforma della legge elettorale ce n'è una particolarmente curiosa. E cioè, il ritorno del proporzionale, seppur corretto, avrebbe effetti letali per la conservazione del bipolarismo. Superando, infatti, il dio maggioritario la politica italiana si avviterebbe su se stessa e ritornerebbero, ci spiegano alcuni scienziati del Pd, del Pdl e gli indomabili professionisti dei nuovi orizzonti, i vecchi scenari e i soliti riti della prima repubblica. Ora, per evitare di dire sciocchezze e declinare falsità, è appena il caso di ricordare che il culmine della frammentazione politica il nostro paese l'ha conosciuto ai tempi del "mattarellum" dove per vincere in un collegio si era costretti a raccattare anche l'ultimo voto del partito e della sigla – si fa per dire – nati la settimana prima della presentazione della lista. Per non parlare di quello che capitava regolarmente dopo il voto quando la polverizzazione dei gruppi in Parlamento era la regola a cui si doveva tristemente assistere. Ma in quel contesto, ci spiegano i nostri scienziati, il bipolarismo era salvo e la democrazia italiana funzionava come un perfetto orologio. Una situazione talmente cristallina che, non caso, culminò attraverso il "porcellum" con la formazione dell'Unione che ha rappresentato la fase più buia e più squallida del centro sinistra nel nostro paese. Per non parlare di quello che è capitato nel centro destra.Ma, per restare all'oggi, chi ha detto che con un sistema elettorale proporzionale scompare il bipolarismo? Chi ha detto che con una legge di questo stampo non si formano coalizioni di governo? Chi ha detto che il proporzionale è sinonimo di ritorno al passato rispetto allo squallore di coalizioni del presente che contengono al proprio interno tanto la maggioranza quanto l'opposizione? Simili affermazioni rispondono al desiderio dei soliti noti di piegare la politica italiana alle proprie certezze ideologiche che, puntualmente, vengono smentite dalla concreta realtà dei fatti. Non a caso, dopo la sbornia maggioritaria e la costruzione di coalizioni più simili a cartelli elettorali che non a vere alleanze di governo, dobbiamo fare i conti con una "riscrittura" del sistema politico che ridia agli elettori la scelta degli eletti ma, soprattutto, che garantisca la formazione di coalizioni capaci di governare e non solo di vincere le elezioni per poi essere esposte al vento della sistematica ingovernabilità. E il proporzionale, su questo versante, può garantire il raggiungimento di questi obiettivi con opportuni correttivi che riducono la frammentazione e incentivano la formazione di coalizioni che si pongono l'obiettivo del governo e non solo quello della momentanea conquista del potere. Certo, sono obiettivi che confliggono con la religione del nuovismo che individua nel maggioritario e nel bipolarismo astratto i dogmi attorno ai quali la politica si rigenera e si autorappresenta. Con il superamento del "porcellum", invece, abbiamo la possibilità di ridefinire le coordinate di un sistema politico che non ripete le storture del passato ma si pone l'obiettivo di rigenerare la politica italiana ripristinando quelle condizioni che sono basilari per garantire un vero rinnovamento e, soprattutto, per consentire un reale governo del paese. Del resto, ci sono molti paesi europei che confermano come anche il sistema proporzionale, seppur variamente modulato, garantisce un corretto funzionamento del Parlamento con maggioranze che governano e opposizioni che controllano e si preparano a sovvertire il risultato elettorale alle prossime consultazioni.Ora, si tratta di verificare se c'è il coraggio politico di intraprendere una strada che mette in discussione i dogmi che sino ad oggi hanno retto e condizionato, per lunghi 18 anni, la politica italiana. Un coraggio che passa attraverso il recupero della categoria del "governo" come elemento discriminante della politica e non solo della sommatoria elettorale astratta ed inconcludente. Quella stagione, seppur con doverosi distinguo, l'abbiamo conosciuta sia con Prodi e sia con Berlusconi. Adesso si tratta di aprire finalmente una nuova pagina. Ma una nuova fase politica normalmente non si apre con strumenti elettorali vecchi e che hanno già fallito.



Salvataggio U.E.


E' una giornata uggiosa in una piccola cittadina, piove e le strade sono deserte.
I tempi sono grami, tutti hanno debiti e vivono spartanamente.
Un giorno arriva un turista tedesco e si ferma in un piccolo alberghetto.
Dice al proprietario che vorrebbe vedere le camere e che forse si ferma per il pernottamento e mette sul bancone della ricezione una banconota da 100 euro come cauzione.
Il proprietario gli consegna alcune chiavi per la visione delle camere.

1. Quando il turista sale le scale, l'albergatore prende la banconota, corre dal suo vicino, il macellaio, e salda i suoi debiti.
2. Il macellaio prende i 100 euro e corre dal contadino per pagare il suo debito.
3. Il contadino prende i 100 euro e corre a pagare la fattura presso la Cooperativa agricola.
4. Qui il responsabile prende i 100 euro e corre alla bettola e paga la fattura delle sue consumazioni.
5. L'oste consegna la banconota ad una prostituta seduta al bancone del bar e salda così il suo debito per le prestazioni ricevute a credito.
6. La prostituta corre con i 100 euro all'albergo e salda il conto per l'affitto della camera per lavorare.
7. L'albergatore rimette i 100 euro sul bancone della ricezione.

In quel momento il turista scende le scale, riprende i suoi soldi e se ne va dicendo che non gli piacciono le camere e lascia la città.

- Nessuno ha prodotto qualcosa
- Nessuno ha guadagnato qualcosa
- Tutti hanno liquidato i propri debiti e guardano al futuro con maggiore ottimismo

Ecco, ora sapete con chiarezza come funziona il pacchetto di salvataggio UE!



domenica 12 febbraio 2012

Gira...gira...


E' una giornata uggiosa in una piccola cittadina, piove e le strade sono deserte.
I tempi sono grami, tutti hanno debiti e vivono spartanamente.
Un giorno arriva un turista tedesco e si ferma in un piccolo alberghetto.
Dice al proprietario che vorrebbe vedere le camere e che forse si ferma per il pernottamento e mette sul bancone della ricezione una banconota da 100 euro come cauzione.
Il proprietario gli consegna alcune chiavi per la visione delle camere.

1. Quando il turista sale le scale, l'albergatore prende la banconota, corre dal suo vicino, il macellaio, e salda i suoi debiti.
2. Il macellaio prende i 100 euro e corre dal contadino per pagare il suo debito.
3. Il contadino prende i 100 euro e corre a pagare la fattura presso la Cooperativa agricola.
4. Qui il responsabile prende i 100 euro e corre alla bettola e paga la fattura delle sue consumazioni.
5. L'oste consegna la banconota ad una prostituta seduta al bancone del bar e salda così il suo debito per le prestazioni ricevute a credito.
6. La prostituta corre con i 100 euro all'albergo e salda il conto per l'affitto della camera per lavorare.
7. L'albergatore rimette i 100 euro sul bancone della ricezione.

In quel momento il turista scende le scale, riprende i suoi soldi e se ne va dicendo che non gli piacciono le camere e lascia la città.

- Nessuno ha prodotto qualcosa
- Nessuno ha guadagnato qualcosa
- Tutti hanno liquidato i propri debiti e guardano al futuro con maggiore ottimismo

Ecco, ora sapete con chiarezza come funziona il pacchetto di salvataggio UE!

venerdì 10 febbraio 2012

Fuori di testa

«Ma siamo matti?», così un mio amico mi chiedeva ieri sera al telefono quanto poteva essere fondata la notizia diffusa da alcuni giornali, secondo cui si starebbero in queste settimane predisponendo le "carte" per concedere a Silvio Berlusconi la nomina a senatore a vita. Che alcuni quotidiani (non solo di destra) abbiano scritto che «la nuova tattica del momento del Cavaliere sarebbe quella di mostrarsi uomo di alto profilo istituzionale, per non vanificare l'immagine che ha creato e il sacrificio che ha fatto facendo un passo indietro». «Napolitano non può non tenerne conto anche nell'ottica di senatore a vita». Dice direttamente il signor B. a questo proposito: «Quello che fatto per il Paese è sotto gli occhi di tutti, se non ci fossi stato io nel '94 saremmo stati tutti in mano ai comunisti, invece ho garantito la formazione di uno schieramento moderato».Le esternazioni del signor Arcore non ci fanno né caldo né freddo. C'è invece da essere allarmati per ciò che sta accadendo in questi giorni:
1)Incontro tra delegazioni del Pd e del Pdl (con Bressa e Zanca da una parte, LaRussa e Quagliariello dell'altra) nello studio del sempreverde Luciano Violante per discutere come cancellare il Porcellum con una nuova legge elettorale, con tanto di comunicato congiunto al termine della piacevole conversazione.
2)Dichiarazione di Casini a "Otto e mezzo" il quale alla domanda di Lilli Gruber se l'attuale singolare maggioranza che sostiene il governo Monti potrebbe avere un futuro, il bel Pier senza esitazione ha detto di non escluderlo, anche perché secondo lui l'Italia avrebbe bisogno di almeno altri cinque anni con un governo sul modello Monti.
3)A Montecitorio è stato convocato l'8 di febbraio un incontro dei parlamentari nella sala del refettorio con il seguente invito: "Il cittadino arbitro. La legge elettorale e la politica efficiente. Con Cicchitto e Franceschini".
Mi viene in mente una famosa battuta di Gilberto Govi, il quale al suo interlocutore che parlava di un malaffare usando il plurale, il comico genovese rispondeva in dialetto: «siamo mica già soci?».
4)Nei giorni scorsi è passata, quasi sotto silenzio, un'intervista del sottosegretario all'economia Polillo, il quale non nascondeva le sue simpatia x Berlusconi, lo riteneva valido per il Quirinale e, in via subordinata, senatore a vita. L'uomo di governo che ha raggiunto il maggior numero di "passate" televisive in questi primi due mesi dei "tecnici" non ha avuto imbarazzo nel dire che lui è stato ingaggiato da Monti sulla base di un suo curriculum presentatogli da Cicchino, del quale, mentre imperava Berlusconi, era stato suo consulente.
«Se son fiori fioriranno», ha dichiarato Bersani. Ci auguriamo che non si riferisse a quelli che hanno gli sporafilli che puzzano.



giovedì 9 febbraio 2012

Morto due volte

 
Il 29 gennaio scorso se ne andato l’ex presidente della repubblica del “NON CI STO!” ieri a Palazzo Madama c’è stato il ricordo di Scalfaro tenuto da Schifani. “Siamo orgogliosi di aver condiviso la nostra condizione di rappresentanti del popolo italiano con chi, come Scalfaro, ha voluto fare del coraggio della verità, la sua bandiera”. Spudoratezza, ipocrisia o amnesia?  ”Se c’è qualcuno che conosce bene la democrazia, è proprio Scalfaro che ha avallato il più grande tradimento della volontà popolare”, così affermava Schifani . E perché non ricordare le bordate di fischi a Scalfaro dai banchi del PDL solo perché aveva espresso il voto favorevole al governo Prodi che era in bilico. Ora lo smemorato di Sicilia cambia volto, diventa una colomba e sotterra per la seconda volta Oscar Luigi Scalfaro.

martedì 7 febbraio 2012

Scorie legalizzate

Sedata dopo il referendum, la bagarre sul nucleare sta per riaprirsi per un articolo contenuto nel decreto del governo Monti sulle liberalizzazioni. Nascosto tra articoli che hanno avuto finora più eco, c’è infatti spazio anche per l’atomo. Anzi, per i suoi scarti, le scorie. L’articolo 25 (accelerazione delle attività di disattivazione e smantellamento dei siti nucleari) vorrebbe dare impulso al decommissioning e rendere più facile l’autorizzazione di nuovi depositi nucleari, in deroga – se necessario – a procedure ordinarie. «Se fosse approvato autorizzerebbe i nuovi depositi nucleari nei siti a rischio», denuncia Gian Piero Godio, instancabile antinuclearista piemontese di Legambiente, che se non avesse setacciato ogni angolo del decreto non avrebbe scovato una norma sfuggita ai più.Tra i siti meno idonei la palma d’oro spetta a Saluggia, in provincia di Vercelli, che delle scorie è la capitale (è qui stoccato l’85% dei rifiuti radioattivi del nostro Paese, tra cui oltre 300 metri cubi liquidi a più alta radioattività): depositi temporanei nella golena della Dora Baltea e a monte dell’acquedotto del Monferrato. «L’articolo 25 toglierebbe ai Comuni la possibilità di decidere se un impianto nucleare può essere realizzato o meno», sottolinea Godio. Due parlamentari del Pd, Luigi Bobba e Roberto Della Seta (eletti nel vercellese) – che sostengono Monti come tutto il partito di Bersani – annunciano, però, battaglia: «Se passasse così com’è, Saluggia diventerebbe la discarica delle scorie nucleari italiane, senza bisogno di ottenere le autorizzazioni ambientali, urbanistiche e di sicurezza previste dalla legge per tutte le nuove infrastrutture. Per questo, proporremo al Senato e alla Camera modifiche radicali all’articolo e ci auguriamo che il governo non insista su una via totalmente inaccettabile».
Si tratta di una norma, che in termini diversi, era comparsa anche nel decreto Salva Italia, ma fu espunta dalle successive correzioni. Non è la prima volta che per mano governativa verrebbero rafforzati i poteri di Sogin (Società gestione impianti nucleari), successe già nel 2003 quando il governo Berlusconi decretò lo stato di emergenza sui siti nucleari, a causa – si disse – del pericolo di attentati terroristici. In sella, a quel tempo, c’era il generale Carlo Jean, che in qualità di commissario Sogin autorizzò a Saluggia (Vercelli) il contestato mega deposito D2 – di cui sono iniziati da poco i lavori – in virtù dei poteri speciali e in deroga alla normativa urbanistica. È la prima parte del comma 4 quello che impensierisce maggiormente gli ambientalisti e che secondo loro «esautorerebbe i comuni e i sindaci»: una volta ottenuto l’ok del ministero dello Sviluppo economico, Sogin potrebbe operare senza ulteriori “ostacoli” burocratici. L’autorizzazione diventerebbe, infatti, variante, e sostituirebbe ogni provvedimento amministrativo. Fatte salve le specifiche procedure previste per la realizzazione del Deposito nazionale e del Parco tecnologico richiamate al comma 3, l’autorizzazione alla realizzazione dei progetti di disattivazione rilasciata ai sensi dell’articolo 55 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n.230 nonché le autorizzazioni di cui all’articolo 6 della legge 31 dicembre 1962 n. 1860, e all’articolo 148, comma 1-bis, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, rilasciate a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto, valgono anche quale dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza, costituiscono varianti agli strumenti urbanistici e sostituiscono ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso e atto amministrativo, comunque denominati, previsti dalle norme vigenti costituendo titolo alla esecuzione delle opere. «Così – sostiene Godio – si dà mano libera a Sogin di installare dove vuole i depositi senza il parere discriminante delle istituzioni locali. Tanti depositi renderanno meno esigente la costruzione di un vero deposito nazionale più sicuro, che per legge doveva essere pronto entro la fine del 2008. Sogin ha ultimamente chiesto l’autorizzazione per la costruzione di depositi, a sua detta temporanei, in ogni sito italiano, situati spesso in località illogiche». Solo in Piemonte sono previsti due depositi nucleari a Saluggia, altri due a Trino Vercellese e un deposito nucleare a Bosco Marengo (in fase di realizzazione). «I siti – conclude Godio – rischiano di diventare depositi di sé stessi, in barba al decommissioning che dovrebbe eliminare nei luoghi ogni vincolo derivante dalla presenza di radioattività».







lunedì 6 febbraio 2012

Scuola Pubblica


Ricevo e volentieri pubblico


4 MARZO 2012

ASSEMBLEA NAZIONALE

DOCENTI PER LA SCUOLA PUBBLICA


BOLOGNA
Siamo un gruppo di docenti che lavorano in diverse zone del territorio italiano e che sentono il bisogno di denunciare lo stato in cui versa oggi la scuola pubblica italiana. Il futuro pare compromesso da continue scelte orientate a rafforzare la scuola privata, sottraendo val...ore e merito al ruolo della scuola di tutti. La scuola statale è nata per rispondere ai bisogni formativi dei futuri cittadini e alla loro integrazione.
Avvertiamo i rischi di una privatizzazione implicita e, contemporaneamente, ci opponiamo all'aumentare di condizioni sempre più instabili nel contesto pubblico:
- il personale docente, costretto ad umilianti trafile per vedere pienamente riconosciuto il proprio ruolo;
- la difficoltà di assicurare a ciascun alunno una didattica di qualità, a causa del sovraffollamento (classi-pollaio);
- il numero dei docenti di sostegno, spesso privi di specializzazione, sempre più esiguo rispetto all'emersione dei casi certificati;
- le più evidenti carenze nell'ambito delle ore assegnate alle classi in cui sono iscritti alunni con disabilità;
- le cattive prassi che vedono rinascere in modo velato le vergognose e fuori-legge classi differenziali;
- le attività scolastiche proposte a gruppi di livello .
e tante altre criticità ancora .

Come insegnanti, che vivono e lavorano ogni giorno nella scuola, sentiamo il DOVERE di "dire la nostra" per restituire valore e dignità alla scuola pubblica.
Per questo pretendiamo da coloro che sono chiamati a dettare le regole e a operare le scelte in questo settore che il loro operato sia coerente con le finalità che la scuola italiana è chiamata ad attuare, mediante obiettivi ancorati a principi di solidarietà, di partecipazione, di uguaglianza, di appartenenza, di cittadinanza, secondo criteri di inclusione, di non-discriminazione e di pari opportunità.
Come operatori della scuola sentiamo il DIRITTO di esigere una scuola che consenta di poter offrire il meglio della nostra competenza professionale, a servizio del fine ultimo della scuola che intende "educare ed istruire" le nuove generazioni, nel pieno rispetto della Costituzione Italiana.
Vogliamo esprimere la nostra opinione in una Assemblea Pubblica nazionale.
Vogliamo finalmente far prendere posizione, per voce dei suoi docenti, alla scuola pubblica italiana.
Vogliamo che le proposte possano nascere dal basso, dagli insegnanti stessi, da coloro che operano ogni giorno in prima linea e che conoscono i bisogni e le necessità che, se soddisfatte, potranno assicurare alla scuola italiana qualità, competenza, equità, professionalità e, soprattutto, favorire il successo formativo di ciascun studente. Nessuno escluso.

Il comitato promotore

Caterina Altamore, Maria Rita Gadaleta, Evelina Chiocca, Alessia Paragone, Giovanna Baldi, Carla Gala, Francesco Casale, Paolo Fasce, Cristian Ribichesu.

per informazioni:

4marzoDocenti@gmail.it



venerdì 3 febbraio 2012

Barricaderos

I tagli contro gli stipendi esorbitanti dei parlamentari non sono ancora arrivati in modo incisivo come l’opinione pubblica richiede a gran voce da tempo immemorabile. Ma con il Governo Monti qualcosa ha iniziato a muoversi, non foss’ altro perché il dibattito è aperto e la questione è nell’agenda dell’esecutivo.

I parlamentari più pagati d’Europa non hanno però intenzione di rinunciare alla ricchezza che deriva dal proprio ruolo di “servitori” dei cittadini. Ben 26 deputati avevano fatto ricorso contro l’abolizione del vitalizio, ma fino ad oggi gli onorevoli non avevano nome e cognome. Il Consiglio di giurisdizione di Montecitorio ha però deciso di rendere note le generalità di ciascuno di loro.I “barricaderos” nostrani provengono da tutti gli schieramenti politici: 15 sono leghisti, 7 del Pdl, 3 del Pd e uno di Rifondazione Comunista.Ce n’è per tutti i gusti, insomma: dal compagno che più che la lotta di classe fa quella per la salvaguardia dei propri anacronistici privilegi, al leghista che blatera “Roma ladrona” e guarda dall’alto in basso gli sprechi dell’Italietta. Nell’immagine tutti i nomi con i relativi schieramenti politici, così se prima o poi gli italiani potranno sapere chi votano con il cambiamento della legge elettorale, sapranno anche riconoscere chi lavora per se stesso e non per il Paese.



martedì 31 gennaio 2012

Nun Te Regghe Più

Da ottobre è attivo su fb il gruppo “NunTeRegghePiù” che conta circa 82000 membri. Hanno fatto partire una petizione popolare on-line per equiparare alla media europea gli stipendi dei parlamentari italiani e non solo loro. La pagina è Nun Te Regghe Più. Oggi un po’ tutti i quotidiani on-line e i tg rilanciano pomposamente la notizia che i deputati si “sarebbero” ridotti lo stipendio di 1300 euro lordi (700 netti al mese). Ennesima vergogna tutta nostrana. Giornalisti che si prestano a mistificare ad arte la notizia per parare il culo ai proprietari della testata. La notizia in realtà è una bufala perché la busta paga degli onorevoli rimarrà intatta nonostante la decisione dell’ufficio di presidenza della Camera scaturita dopo mesi d polemiche e di annunci con cui si dichiarava di voler riportare le indennità dei parlamentari italiani alle medie europei. A svelare il gioco di prestigio messo in atto dalla Casta per salvare le apparenze ma senza ridursi lo stipendio è il giornalista Franco Bechis: “Il segreto è tutto nelle nuove norme previdenziali dei parlamentari -scrive Bechis- che sono scattate dal primo gennaio scorso.Passando dal sistema retributivo a quello contributivo, i deputati si sarebbero visti lievitare la busta paga di circa 700 euro netti al mese, perché non è più loro chiesto di versare tutti e due i contributi che versavano prima: uno per il vitalizio (1.006 euro al mese) e uno previdenziale (784,14 euro al mese), oltre alla quota assistenziale (526,66 euro al mese). La riforma delle pensioni avrebbe toccato solo marginalmente i deputati in carica (un anno su 5 di legislatura), che avrebbero recuperato ben più di quello svantaggio con i 700 euro netti in più in busta paga. Se la notizia degli stipendi aumentati fosse uscita, li avrebbero linciati. Così hanno deciso non di tagliarsi lo stipendio, ma di rinunciare a quell’aumento.”

Insomma continuano a prenderci in giro.




lunedì 30 gennaio 2012

Ho avuto la fortuna di incontrare personalmente Scalfaro a Roma. Ero uno dei referenti provinciali del Comitato per il NO al cambiamento della seconda parte della Costituzione Italiana voluta dal governo Berlusconi nella XIV legislatura. Ricordo l’onestà intellettuale, il suo parlare semplice, la sua passione in difesa della costituzione alla quale anche lui aveva contribuito ma soprattutto la sua commozione fino alle lacrime. Le tirate di giacca postume non m’importano…



sabato 28 gennaio 2012

giovedì 26 gennaio 2012

Libertà di stampa

In fatto di libertà di stampa la parola-chiave del 2011 è stata repressione: i giornalisti, con le loro cronache, non hanno mai infastidito così tanto i nemici della libertà. E nemmeno gli atti di censura e gli attacchi fisici ai giornalisti sono mai stati così numerosi.A rilevarlo è la "Classifica mondiale della libertà di stampa" redatta da Reporter senza frontiere (Rsf), che presentando il lavoro sottolinea: "L'equazione è semplice: l'assenza o la soppressione delle libertà civili porta necessariamente alla soppressione della liberta d'informazione. Le dittature temono e censurano le informazioni, soprattutto quando queste possono minarne la stabilità". "La classifica di quest'anno - nota Rsf - ritrova ai primi posti lo stesso gruppo di Paesi che continuano a rispettare le libertà fondamentali: Finlandia, Norvegia e Paesi Bassi".In calo, invece, paesi come gli Usa o anche l'Italia che si classifica al 61simo posto, in discesa di 12 posizioni rispetto alla precedente rilevazione. In particolare, l'Italia "ha ancora circa una dozzina di giornalisti sotto protezione e con le dimissioni di Berlusconi ha da poco voltato pagina, dopo molti anni di conflitto d'interesse. Il basso posizionamento - spiegano - porta ancora i segni del vecchio governo, soprattutto per il tentativo di introdurre la 'legge bavaglio' e per l'intenzione di filtrare arbitrariamente i contenuti della Rete. Entrambe le proposte, in extremis sono state abbandonate".Secondo Rsf "paesi come la Bulgaria (80^), la Grecia (70^) e l'Italia non sono riusciti ad affrontare la questione delle violazioni delle libertà dei media, soprattutto a causa della mancanza di volontà politica. Vanno invece segnalati piccoli progressi da parte della Francia (dalla posizione 44 alla 38), della Spagna (39^) e della Romania (47^). La libertà dei media è una sfida che ha bisogno di essere affrontata più che mai nei Balcani, stretti tra il desiderio di entrare nell'Unione Europea e gli effetti negativi della crisi economica".Per Rsf "Non sorprende che il trio di paesi composto da Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord, dittature assolute che non consentono libertà civili, occupi nuovamente gli ultimi tre posti della classifica". Questi ultimi sono immediatamente preceduti da Siria, Iran e Cina, tre Paesi che, risucchiati da una folle spirale di terrore, sembrano aver perso il contatto con la realtà. Proseguendo verso l'alto, troviamo il Bahrain e il Vietnam, regimi oppressivi per eccellenza. Anche altri Paesi come l'Uganda e la Bielorussia sono diventati molto più repressivi".



lunedì 23 gennaio 2012

Un decreto per i bancari

Le banche escono rafforzate. Incassano l'obbligo di apertura dei conti correnti “base” di milioni di pensionati poveri ( già varato dal decreto salva Italia) senza alcuna gratuità del servizio: il governo prevede unicamente un possibile “tetto” alle commissioni. Risultato? Un guadagno netto per i banchieri sulla pelle di tanta povera gente. Non solo. Le banche ottengono assieme alle imprese il libero ingresso dei capitali privati nel “finanziamento, realizzazione,gestione” delle infrastrutture ( project financing). Cosa significa? Che avranno la possibilità di partecipare agli utili di gestione per rifarsi, con gli interessi, delle spese di finanziamento. Come? Per esempio spingendo per elevare i prezzi del servizio ( altro che protezione dei consumatori!). Ancora. Le banche possono entrare nel nuovo business dei servizi pubblici locali e delle ferrovie. I servizi pubblici locali dovranno essere messi a gara a partire dai 200000 euro di contratto ( non più 900000). Chi possiede oggi i capitali adeguati per mangiarsi la torta? Le banche innanzitutto che si rifaranno sui prezzi. Le ferrovie a loro volta diventano libero mercato non solo sull'alta velocità, ma sugli stessi treni pendolari che dovranno essere messi a gara: è facile immaginare che essendo meno “appetibili” per i profitti saranno comprati a prezzi stracciati, e quindi richiederanno costi del lavoro altrettanto stracciati. Soluzione: consentire ai privati acquirenti di calpestare il contratto nazionale ferrovieri. Domanda: chi sono i primi soggetti titolati ad entrare nel nuovo mercato? I capitalisti e i banchieri. Che con Banca Intesa partecipano già a pieno titolo all'impresa di Montezemolo e Della Valle in fatto di treni di lusso. Chi è il ministro che ha varato il decreto? L'ex amministratore delegato di Banca Intesa. I conti tornano.  Nel frattempo le banche continueranno a gestire il binomio ricattatorio mutuo/polizza ( il “dovere” di esibire altre possibili polizze è ridicolo). Mentre i lavoratori bancari si ritrovano un contratto che allunga l'orario di lavoro, abbatte i salari dei nuovi assunti, accresce i poteri delle banche nella gestione dei rapporti di lavoro. Ecco la “liberalizzazione”: la massima libertà ..dei banchieri contro lavoratori e clienti. Anche altri “poveracci” plaudono al decreto. I petrolieri. Hanno ragione. La propaganda li annunciava come vittime designate dell'operazione. Ne escono rafforzati. La vendita annunciata delle azioni detenute nella rete di trasporto del gas( Snam) era già stata proposta dalla stessa Eni e può essere un buon affare per la compagnia ( v. intervista di Scaroni al Corriere del 22/1). Per il resto, tutto come prima, e meglio di prima per i petrolieri. I petrolieri ottengono la libertà di trivellare nelle stesse “aree protette” ( articolo 17 del decreto). E sapete la ragione? Il fatto che le famose agenzie di rating nel valutare la solvibilità di un paese verso le banche, e quindi le sue potenzialità di sviluppo economico, misurano il suo grado di autosufficienza in tema di idrocarburi. Più alto è il numero delle trivelle ( e lo scempio di ambiente e salute), più i banchieri apprezzano! Il resto del decreto in tema di benzinai, si pone sullo stesso solco. Solo i proprietari degli impianti di distribuzione del carburante potranno scegliere la compagnia da cui servirsi. Ma sono 500 su 25000. Per gli altri 24500 le cose peggiorano: i petrolieri potranno fissare le condizioni contrattuali che vogliono con ogni singolo benzinaio, senza nessuna tutela, nessuna contrattazione collettiva. Ecco la “liberalizzazione”: la massima “libertà”.. dei petrolieri. Contro i gestori non proprietari, più servi di prima delle compagnie, e contro i consumatori: che continueranno a pagare un costo enorme per un litro di benzina. I costruttori non sono da meno. Il decreto riduce la tassa dell' IMU sui cosiddetti immobili di “magazzino”, cioè sugli immobili invenduti. Siccome i tempi delle compravendite di case sono più lunghi in tempi di crisi, si tratta di un bel regalo. Cui si aggiunge la parallela riduzione dell'IVA, e l'abolizione della tassa prevista dal 1949 che imponeva ai costruttori di accantonare il 2/% di un opera pubblica per il suo abbellimento ( opere d'arte, giardini, e simili). La qualità della vita può attendere, assieme all'estetica di un quartiere. Sommando a tutto questo il libero ingresso nella partita del project financing, in particolare nella costruzione delle nuove carceri, si tratta di un bottino rilevante. In compenso continueranno a crepare senza cura migliaia di lavoratori supersfruttati che affollano i cantieri edili, privi di tutela e di riconoscibilità. La “liberalizzazione” riguarda la libertà.. dei loro padroni, non la loro. Infine le assicurazioni partecipano all'affare. Ed è buffo. Per anni si è blaterato sulla necessità di porre un freno all'arroganza delle assicurazioni, al caro auto, all'”onnipotenza” del settore. Risultato? Il decreto rassicura.. le Assicurazioni. Dà ad esse la possibilità di riparare direttamente il guasto legato all'incidente con proprie officine convenzionate. Chi non si fidasse dell'assicurazione, chi temesse una riparazione al ribasso per qualità dei pezzi ( ed è indubbio che un officina legata alla assicurazione lavorerebbe al massimo ribasso), ha la possibilità di chiedere il contante: ma alla condizione di rinunciare al 30% di ciò che gli è dovuto. In altri termini: per difendere l' assicurazione dal rischio frode da parte del cliente, si espone il cliente alla probabile frode dell'assicurazione. Quanto al vantaggio per i consumatori,solo un cretino può pensare che tutto questo comporti un abbassamento delle tariffe delle assicurazioni. Lo stesso vale per la trovata dell'esibizione da parte dell'agente assicurativo di tre diverse polizze di altre compagnie. Siccome l'agente è dipendente della propria compagnia ( “monomandatario”) è del tutto evidente che non farà propaganda per la concorrenza, a meno di non voler perdere il posto. Persino Sole 24 Ore, grande sponsorizzatore delle liberalizzazioni, non ce l'ha fatta a vendere quest'ultima patacca(v. Sole 24 Ore 21/1). Si conferma dunque la regola generale: l'unica libertà che si tutela è quella del capitale. Infine gli industriali. Assieme ai banchieri sono  i sostenitori più entusiasti del decreto. Lo credo. Alla vigilia dell'annunciato incasso sulla maggiore libertà di licenziamento, assaporano le delizie delle liberalizzazioni. Dopo aver ottenuto dal governo la riduzione dell'IRAP ( a danno della sanità pubblica), la riduzione dell'IRES per gli investimenti di capitalizzazione, 6 miliardi di incentivi ACE, 20 miliardi per il fondo di garanzia dei crediti alle PMI, Confindustria ottiene oggi altre regalie. Innanzitutto l'apertura del mercato delle infrastrutture e dei servizi pubblici locali. E poi l'incasso annunciato di 60/80 miliardi di rimborsi da parte delle pubbliche amministrazioni: 5 miliardi sono subito stanziati come acconto, gli altri si pensa di darli, eventualmente ( e su richiesta delle imprese), attraverso BOT e BTP. Le imprese venderebbero a loro volta questi titoli, capitalizzando il ricavato. Lo stesso ministro Passera che ha bastonato lavoratori e pensionati per ragioni di “debito pubblico”, oggi dichiara che il mastodontico rimborso pubblico agli industriali non insidierà il debito italiano. E' la riprova che il debito è solo questione di classe e non di numeri. Ma c'è dell'altro. Confindustria ottiene la sua “riforma della Giustizia”: una magistratura speciale e rapida chiamata a dirimere in tempi record le controversie societarie. I comuni cittadini che attendono da anni, e forse invano, la soddisfazione delle proprie ragioni nelle aule di giustizia, non solo dovranno ancora aspettare, ma dovranno mettersi in coda agli industriali, cui lo Stato borghese da la precedenza. Gli industriali sono più uguali degli altri. Per loro si trovano a tambur battente quelle risorse, strutture, uomini, che non si trovano per la “Giustizia” ordinaria. Perchè? Perchè- si osserva- i “mercati” finanziari giudicano le opportunità di investimento in un paese anche in base ai tempi di risoluzione delle controversie giudiziarie in cui le imprese possono incappare. Insomma: è il mercato che fa il tribunale.

sabato 21 gennaio 2012

Auto blu

E’ scaduto ieri, 20 gennaio, il termine per il censimento delle auto blu, voluto dal governo Monti al fine di razionalizzare la spesa in questo ambito.Il peso economico per i cittadini è elevato ed ammonta, come si evince da stime risalenti al 2011, a 2 miliardi di euro.Volti più o meno noti, usufruiscono della protezione, per alcuni dei quali è legittimo porsi la domanda sulla effettiva utilità della misura, visto che le minacce subite risultano molto datate.I reparti che si occupano delle “aquile”, il nome in codice delle scorte, sono due:
- L’Ispettorato Viminale, che conta 700 uomini nell’organico dei quali circa metà sono dedicati al servizio di protezione;
- Il reparto speciale della Questura Villa Tevere, il quale mette a disposizione 256 agenti.
A questi bisogna aggiungere circa 300 carabinieri ed un centinaio di fiamme gialle arrivando così ad un totale di circa 1000 uomini delle Forze dell’Ordine che vengono impegnati nella sicurezza di persone le quali per il ruolo ricoperto hanno ricevuto minacce e per le quali la Prefettura ha riscontrato la necessità di protezione.
Quando i circa 1000 uomini non bastano, viene utilizzato personale dei carabinieri e della polizia.Inoltre a questi si devono aggiungere gli addetti alle bonifiche dei luoghi di passaggio e di stazionamento dei protetti, durante le trasferte.Esempio lampante la situazione di Roma: a fronte di 400 auto che circolano nella Capitale, solo 50 volanti ogni giorno garantiscono la sicurezza dei cittadini.Attualmente le richieste accolte dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza della Prefettura di Roma per le scorte sono circa 2mila. I livelli di sicurezza sono diversi, in base al rischio: si parte dal livello 1 “rischio imminente ed elevato” che prevede una scorta di tre auto blindate e sei agenti, fino al livello 4 “basso rischio” che invece prevede un’auto non blindata ed un’autista, spesso una guardia giurata il quale, pur non essendo dipendente pubblico, viene stipendiato dal Viminale.E' proprio in quest'ultimo livello che si riscontrano scorte sulla cui utilità è lecito nutrire qualche dubbio. Come ad esempio quella in dotazione all'ex ministro Paolo Cirino Pomicino, condannato in via definitiva per corruzione, il quale ha a sua disposizione un’auto dello stato e una guardia giurata, una specie di security privata a spese dei cittadini.Ma non solo Pomicino è riscontrabile negli elenchi. Tra i protetti c'è anche il patron della Lazio Claudio Lotito, insieme alla sua (ex) omologa della As Roma, ora assessore del sindaco Gianni Alemanno, Rosella Sensi.Fra i politici spicca poi il segretario nazionale del Pdci, Oliviero Diliberto, mentre nel mondo manageriale spunta l'ex commissario delegato dal Governo per la gestione del Piano di sviluppo del Porto di Gioia Tauro ed ora Presidente della Uirnet (Sistema nazionale della logistica intergata e intermodalità), Rodolfo De Dominicis.Scorrendo l'elenco spiccano i coniugi Mastella, Clemente e Alessandra Lonardo, rinviati a giudizio per le presunte tangenti versate per la costruzione del centro commerciale "i Sanniti", i quali dispongono di una scorta a testa. Figurano poi nell'elenco il senatore ed ex ministro Tiziano Treu e l'ex sindaco di Palermo Diego Cammarata. Come non bastassero i politici troviamo anche militari e alti dirigenti.Nella lista ci sono anche, in rappresentanza dei giornalisti, Vittorio Feltri, e Maurizio Belpietro (benché l'inchiesta giudiziara abbia accertato che quest'ultimo non ha mai subito il presunto attentato denunciato dalla sua guardia del corpo).
Chiude l'elenco "eccellente" la signora Elsa Antonioli, moglie dell'attuale Presidente del Consiglio Mario Monti.

mercoledì 18 gennaio 2012

Non è vero ma ci credo!

Durante una gita in pullman, ho avuto modo di parlare con l’autista che è un mio conoscente. Sentite cosa mi ha riferito. Io ci credo, voi potete anche non crederci però è giusto che la racconti senza demonizzare nessuno né tantomeno il Comandante della Concord. Doveva imbarcare il pullman sul traghetto che da Split (Spalato)  portava la comitiva ad Ancona e da lì a casa. L’autista dell’autobus aveva fatto notare al momento dell’imbarco che la passerella era tropo alta con il rischio che il pullman “toccasse” sotto la pancia. “Non ci sono problemi” gli fu risposto. Non appena l’autobus transitò sulla passerella per entrare nel traghetto ci fu il colpo: parte del bagagliaio e del wc furono tranciati. Alle rimostranze dell’autista gli risposero  “Faremo la lettera”. Poco dopo l’autista si reca dal Comandante ma un addetto lo blocca all’ingresso dicendo che non poteva entrare adesso perché il traghetto stava facendo manovra. Dopo circa un’ora l’autista ritorna alla carica e ancora una risposta: “Sta variando la rotta”. A meno di un  Km da Ancona l’autista non trova “ostacoli”, bussa e, non ricevendo risposta, apre la porta e si trova di fronte una scena “boccaccesca”: Tre donne bellissime seminude “impegnate” con il comandante al quale chiedevano “a cosa serve questo, a cosa serve quest’altro… e uno “strano odore” nell’aria… L’autista mi ha riferito che è quasi normale una situazione simile, succede spesso anche negli aerei con le hostess.

Giuda

«Sono stato l'ultimo a scendere dalla nave»: bugiardo come Giuda, la menzogna l'ha ripetuta tutto il giorno davanti a taccuini e tv di mezzo mondo. Poi Francesco Schettino s'è dovuto arrendere all'evidenza delle testimonianze che lo inchiodavano, e ai carabinieri che lo accompagnavano in carcere. Ci dice qualcosa tutto ciò? Sì, ci dice tanto. Prima, però, dobbiamo soffermarci su qualcos'altro. Altrettanto grave.Per più di un'ora, sempre lui, Schettino, dagli altoparlanti ha detto a passeggeri ed equipaggio che la Costa "Concordia" avrebbe ripreso la navigazione. Il botto assordante e il buio improvviso era stato solo un «piccolo inconveniente all'impianto elettrico». Con la nave già inclinata, intanto erano tutti sui ponti ad aspettare che qualcuno desse l'ordine d'indossare il salvagente. E, quando le lance di salvataggio sono state tirate fuori, gli addetti non erano in grado di manovrarle. Attorno, risse e spintoni per contendersi i giubbotti arancioni, l'àncora di una possibile salvezza. Nel caos più totale, al buio, di notte, in un mare gelido e nero.
Le testimonianze dei passeggeri e le ricostruzioni dei giornalisti fatte a caldo sono impietose. Una città galleggiante di cinquemila persone affidata a una ciurma impreparata, senza neanche una lingua comune per comunicare, fra loro e coi passeggeri. Nelle mani di un comandante incapace. Prima Schettino avvicina la nave dove non avrebbe dovuto, per fare un misterioso «inchino», a suon di sirene, agli isolani del Giglio — più probabilmente a qualcuno in specifico. Per di più nell'area di un Parco nazionale. Poi se la dà a gambe, senza neanche curarsi che tutti gli ufficiali fossero rintracciati (il commissario di bordo è stato recuperato dalla nave trentasei ore dopo, con una gamba rotta). Coi soccorritori che fanno la spola tra nave e terraferma fino all'alba, e lui già sul molo da mezzanotte, all'asciutto. Un'infamia, non soltanto per il codice d'onore del mare.Ecco, è di fuga dalle proprie responsabilità che ci parla il comportamento del comandante Schettino. E non solo il suo, certo. Si può autorizzare la navigazione di una nave da crociera di centoquattordicimilacinquecento tonnellate di stazza senza verificare (costantemente) che uomini e strutture siano all'altezza di compiti e procedure di sicurezza? No, non si può. Nei prezzi delle crociere low cost è compresa la batteria scarica del giubbotto salvagente? Se la salvezza fosse stata più lontana di centocinquanta metri quanti altri morti avremmo dovuto contare? Anche questo andrà chiarito.

domenica 15 gennaio 2012

Hanin e Karim

Hanin e Karim, i due protagonisti di “Strada di Sesamo” – Sharaa Simsim in arabo - non faranno più compagnia ai bambini palestinesi. La stagione 2012 della versione palestinese del programma TV di successo è stata sospesa a causa del congelamento dei finanziamenti americani, dopo che il Congresso ha deciso di bloccare il trasferimento di quasi 200 milioni di dollari a USAID, l'Agenzia americana per lo Sviluppo Internazionale. Una decisione presa ad ottobre, come misura punitiva contro la scelta dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) di rivolgersi alle Nazioni Unite per chiedere il riconoscimento dello stato palestinese. Ed ora iniziano ad emergere i primi effetti concreti di queste misure: il settore sanitario, educativo ed anche alcuni ministeri del governo, il cui funzionamento dipendeva da questi finanziamenti, sono in pericolo. E lo stesso destino attende anche Sharaa Simsim: senza fondi il programma non si può fare. “Se ricevessimo i finanziamenti, potremmo scrivere le sceneggiature, correggerle, e potremmo assumere i registi per realizzare i video” ha dichiarato Daoud Kuttab, il produttore esecutivo del programma – dal 2008 al 2011 USAID ci ha dato 2.5 milioni di dollari, una cifra che ci ha permesso di coprire quasi interamente le spese per il programma”. Gli USA avrebbero dovuto rinnovare il trasferimento per il periodo 2012-2014, ma in seguito all'iniziativa palestinese di settembre, tutti i fondi dell'Agenzia per lo Sviluppo sono stati bloccati. Kuttab sa bene cosa vuol dire essere dipendenti da finanziamenti esterni. Appena viene chiuso il rubinetto degli aiuti, la sopravvivenza è messa in pericolo. E la storia della serie televisiva Sharaa Simsim lo dimostra: nonostante sia stato lanciato nel lontano1996, il programma, in15 anni di vita ha prodotto in tutto sole cinque stagioni. E il futuro appare ancora più incerto: ci sono ben poche speranze che il programma per bambini possa tornare a vivere. E anche molti progetti umanitari ed educativi sono a rischio. E per il momento i bambini palestinesi dovranno accontentarsi di piccoli programmi di intrattenimento, dimenticando il pupazzo rosso – Hanin – e il gallo verde – Karim. E mentre Sharaa Simsim è in sospeso, la versione israeliana dello show ha ricevuto finanziamenti pari a 750.000$ dal dipartimento di stato americano. Nuova stagione che ha in programma di insegnare ai bambini israeliani il concetto di equità.

venerdì 13 gennaio 2012

Una bella giornata!

Finalmente una bella giornata! Dice Catricalà "Pensiamo di fare modifiche che non vadano contro il risultato referendario ma non vogliamo che sia un escamotage"; il riferimento è all’acqua che va privatizzata per il bene e il risparmio del cittadino. D’altra parte siamo in crisi e tutto fa brodo. La Corte Costituzionale ha bocciato i due referendum che volevano abolire la legge “porcellum”. Va bene così, ci sono cose più urgenti da affrontare che perdere tempo con queste cazzate. Infine un bel segnale di giustizia giusta: il Parlamento ha votato contro l’arresto di Cosentino, personcina perbene del casertano. Poveretto, ha rischiato di essere arrestato senza un processo.

Tratto da wikipedia: La dittatura è considerata il contrario della democrazia. Va inoltre detto che il dittatore può giungere al potere anche democraticamente e senza violenza ……..La salita al potere di una dittatura è favorita da situazioni di grave crisi economica ……instabilità del regime precedentemente esistente.
Tempo fa ci furono i partigiani a fronteggiare la dittatura! Oggi?

martedì 10 gennaio 2012

Rinascita o affondo?

E’  iniziato il 2012, un anno che si presenta come cruciale per le sorti dell’Italia. Allo stesso tempo è cominciata anche quella che viene definita fase-due del governo Monti, quella che riguarda la crescita. Risulta un po’ ambigua questa distinzione tra fase uno e fase due; rimanda ad un’idea singolare per la quale le decisioni sui tagli e sull’aumento delle tasse non abbiano niente a che fare con quel fondamentale processo di “crescita” che poi è il vero obiettivo del momento e la sostanza dell’esecutivo tecnico. Se consideriamo che il primo ciclo di riforme, quello appunto dei sacrifici, è stato criticato da molti con l’accusa di affondare i consumi e dunque la base della crescita, le differenti fasi di questa trasformazione strutturale del Paese appaiono abbastanza inscindibili.Detto questo, se avverrà o meno la svolta decisiva tanto desiderata dipenderà comunque dai provvedimenti che verranno presi prossimamente. O si rinasce o si affonda. Se Monti e Co. non saranno in grado di tenere a bada le tensioni che lentamente stanno emergendo nei sindacati, nei partiti, nella popolazione, salta tutto. E’ giunto il momento di mettere realmente in primo piano la parola “equità”, di non presentarsi sotto le spoglie di un perfido esattore delle tasse, ma di  fare ciò che la malapolitica tradizionale non è riuscita a realizzare negli ultimi 20 anni. Sarei felice di vedere ben presto in tutto questo l’estremo ed ultimo (o primo?) tentativo di un’intera generazione di riparare agli errori commessi nei decenni in cui si aveva carta bianca e in cui si è probabilmente vissuto in una condizione che sarà sconosciuta ai futuri italiani.Si potrebbe iniziare dai privilegi della politica, della casta (ormai questa espressione si accompagna in modo indissolubile al mondo della politica: ci sarà un motivo). E’ arrivata anche la Commissione Giovannini a mostrarci, con tutti i limiti insiti nel confronto tra i diversi paesi, che le retribuzioni complessive dei nostri parlamentari non hanno rivali e che il Parlamento italiano è quello che ha il maggior costo pro capite al mondo.E ancora, mentre Obama taglia le spese militari per 450 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni, da noi quei 131 cacciabombardieri che costano come una finanziaria chiamano a gran voce un intervento deciso del ministero della Difesa.
Aspettando la crescita, i veri settori che necessitano di una razionalizzazione delle spese sono diversi e sotto gli occhi di (quasi) tutti.

venerdì 6 gennaio 2012

E noi, poveri cristi!

Sono due le componenti “stipendiali” di un parlamentare:Competenze Accessorie e Indennità Parlamentari. Quello che segue è lo “stipendio” mensile del Senatore IDV Pedica Stefano.

SENATO DELLA REPUBBLICA
Servizio Competenze Parlamentari Ruolo Competenze accessorie Settembre 2011
Data pagamento 30/09/2011

PEDICA STEFANO
Senatore Codice Fiscale... Modalità di pagamento
Accredito BNL Senato ABI... CAB... C/C... IBAN...
Il cedolino in sintesi:
Totale lordo 7.659,04+
Imponibile fiscale a tassazione massima: 829,04+
Fiscali nette 356,49-
Netto non arrotondato: 7.302,55+
Netto a pagare 7.302,55
Ritenute Competenze
Diaria parte variabile 3.370,32
Diaria parte fissa 129,68
Contributo per il supporto dell'attivita' Senatori 1.680,00
Indennita' Vice Presidente Commissione 829,04
Rimborso forfetario spese generali 1.650,00
Totale lordo: 7.659,04+
Imponibile fiscale a tassazione massima: 829,04
Fiscali nette 356,49
Netto non arrotondato: 7.302,55+
Netto a pagare: 7.302,55+

I totali intermedi si ottengono sommando le competenze e sottraendo le ritenute che immediatamente li precedono.I netti intermedi si ottengono sommando tutte le competenze e sottraendo tutte le ritenute che li precedono.L'imponibile fiscale a tassazione ordinaria si ottiene sommando tutte le competenze e sottraendo tutte le ritenute sottoposte ad aliquota fiscale "ordinaria"; l'imponibile fiscale a tassazione massima si ottiene sommando tutte le competenze e sottraendo tutte leritenute sottoposte ad aliquota fiscale "massima".Le competenze e le ritenute "esente" non concorrono alla formazione dell' imponibile fiscale.
Totali 356,49 7.659,04
Netto a pagare 7.302,55


SENATO DELLA REPUBBLICA
Servizio Competenze Parlamentari Ruolo Indennita' parlamentare Settembre 2011
Data pagamento 20/09/2011

PEDICA STEFANO
Senatore Codice Fiscale... Modalità di pagamento
Accredito BNL Senato ABI... CAB... C/C... IBAN ...
Il cedolino in sintesi:
Totale lordo 12.005,95+
Totale previdenziali 2.816,21-
Imponibile fiscale a tassazione ordinaria: 9.189,74+
Fiscali nette 3.382,38-
Primo netto: 5.807,36+
Totale conti particolari 2.063,69-
Netto non arrotondato: 3.743,67+
Netto a pagare 3.743,67
Ritenute Competenze
Indennita' parlamentare Ordinaria 12.005,95
Totale lordo: 12.005,95+
Ritenuta assegno di solidarieta' (6,7% su 12.005,95+) Ordinaria 804,40
Ritenuta contributi periodi figurativi Ordinaria 1.471,54
Ritenuta A.S.I.S. (4,5% su 12.005,95+) Ordinaria 540,27
Totale previdenziali: 2.816,21-
Imponibile fiscale a tassazione ordinaria: 9.189,74+
Fiscali nette 3.382,38
Primo netto: 5.807,36+
Ritenuta assegno vitalizio (8,6% su 12.005,95+) 1.032,51
Ritenuta assegno vitalizio di reversibilita' (2,15% su 12.005,95+) 258,13
Ritenuta A.S.I.S. altri familiari 200,00
Ritenuta ASIS figli 50,00
Ritenuta ASIS coniuge 50,00
Ritenuta Circolo Montecitorio 126,00
Addizionale regionale 254,28
Addizionale comunale 52,39
Acconto addizionale comunale 40,38
Totale conti particolari: 2.063,69-
Netto non arrotondato: 3.743,67+
Netto a pagare: 3.743,67+
Totali 8.262,28 12.005,95
Netto a pagare 3.743,67

C'è poi una diaria mensile o "indennità di residenza" pari a 3503 euro e lo "stipendio" del portaborse che il parlamentare non deve rendicontare. Ci sono parlamentari talmente avari che non pagano nemmeno un portaborse, fanno "tutto" (!!!) da sè.


N.B. Non parliamo dei tanti gratis:Aerei, treni,, medicine, cliniche, telefoni, cartoline auguri, concerti, partite, autostrade e tanto tanto ancora...

















lunedì 2 gennaio 2012

Prima gli affari...poi la salute!

OGM: nuove autorizzazioni in Europa.

La Commissione Europea ha dato la propria autorizzazione, giovedì 22 dicembre, all’importazione in Europa ed alla trasformazione di tre varietà di mais Ogm, destinate sia all’alimentazione umana cha animale, e del cotone Gm. Il via libera è stato accordato nonostante gli stati membri dell’Unione Europea abbiano espresso la propria contrarietà e senza tenere conto del parere sfavorevole espresso da numerosi cittadini comunitari, come testimoniato da rilevazioni ufficiali effettuate tramite i sondaggi d’opinione da parte di Eurobarometro. Lo scorso 13 dicembre la Commissione Europea aveva affrontato il tema degli Ogm in merito all’introduzione in Europa di due varietà di soia transgenica. In assenza di una maggioranza di pareri favorevoli o contrari ad essa, la questione rimarrà in una fase di stallo, finché i rappresentanti europei non troveranno un accordo unanime che avvalli o vieti l’importazione della due varietà di soia geneticamente modificata nell’Unione Europea. Nonostante le resistenze da parte dei Paesi europei all’introduzione di Ogm, già presentatesi nel corso della settimana precedente in merito alla soia, la Commissione Europea ha deciso di concedere il proprio avvallo all’immissione sul mercato di quattro nuovi prodotti, senza tenere conto della volontà e degli interessi dei cittadini comunitari, ma facendo il gioco delle multinazionali interessate ad una diffusione sempre più massiccia degli Ogm in territorio europeo. La notizia è sostanzialmente passata sotto silenzio nel nostro Paese, fatto salvo per un comunicato stampa trasmesso da AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, nel quale il presidente Alessandro Triantafyllidis ha espresso le proprie prime considerazioni in proposito: “La mancata approvazione delle varietà Gm di soia da parte degli Stati membri riuniti nel Comitato Permanente per la Catena Alimentare e la Salute Animale, la scorsa settimana, aveva già dimostrato la situazione di impasse politica e diffusa contrarietà dei governi nazionali al transgenico, spinti dall’opinione pubblica interna. Oggi, nonostante quell'ennesimo segnale di indisponibilità ad approvare nuovi Ogm da parte dei rappresentanti dei Paesi membri, la Commissione Europea continua a ignorare l'ostilità che si respira intorno agli Ogm, dimostrandosi sensibile agli interessi delle corporation, anziché a quelli dei cittadini". La speranza, già espressa precedentemente, dal presidente di AIAB è che l’Europa possa trovare una strada alternativa all’introduzione massiccia di organismi geneticamente modificati, tramite l’adozione di tecniche agricole sostenibili, che possano favorire la produzione autoctona e di foraggio e di altri prodotti agricoli destinati all’alimentazione umana ed animale.
La situazione negli USA non è di certo migliore. Nonostante nell’ultimo periodo Monsanto abbia faticato a celare i propri punti deboli, è di pochissimi giorni fa la notizia dell’approvazione da parte del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti di una varietà di mais Ogm resistente alla siccità (MON 87460). Ciò sarebbe avvenuto nonostante il fatto che la varietà di mais in questione non abbia garantito i risultati promessi in termini di resa e di resistenza nel corso dei test effettuati nei mesi scorsi in territorio statunitense, nel corso dei quali non si è mostrata superiore a varietà locali già esistenti, come riportato dal New York Times.
A destare le maggiori preoccupazioni riguardo alla corsa mondiale agli Ogm, sono i danni per la salute di umani ed animali che il ricorso ad alimenti geneticamente modificati potrebbe provocare. Uno studio pubblicato dall’International Journal of Biological Science ha posto in rilievo i danni causati nell’organismo dei ratti dalla somministrazione di tre varietà di mais Ogm già presenti sul mercato mondiale (NK 603, MON 810, MON 863), con particolare riferimento a fegato e reni, costretti a dover occuparsi di filtrare sostanze che finora non erano mai state presenti nell’alimentazione di alcun essere vivente, essendo costituite da molecole specificamente studiate perché le coltivazioni possano difendersi, ad esempio, dagli attacchi degli insetti, emanando da sé le apposite sostanze insetticide. Riguardo alla varietà di mais Ogm resistente alla siccità, Monsanto dichiara come essa non possa essere dannosa né per gli umani né per gli animali, ma secondo quanto riportato da Natural News, non sarebbe stato effettuato alcun test per verificarne la reale innocuità. Alla luce di simili incertezze, si rivela fortemente necessaria una radicale riconsiderazione da parte della Commissione Europea riguardo all’opportunità di proseguire con l‘introduzione nell’UE di varietà Ogm potenzialmente pericolose per la salute di ognuno, al fine di favorire un progresso discutibile ed il lucro di pochi.