E’ iniziato il 2012, un anno che si presenta come cruciale per le sorti dell’Italia. Allo stesso tempo è cominciata anche quella che viene definita fase-due del governo Monti, quella che riguarda la crescita. Risulta un po’ ambigua questa distinzione tra fase uno e fase due; rimanda ad un’idea singolare per la quale le decisioni sui tagli e sull’aumento delle tasse non abbiano niente a che fare con quel fondamentale processo di “crescita” che poi è il vero obiettivo del momento e la sostanza dell’esecutivo tecnico. Se consideriamo che il primo ciclo di riforme, quello appunto dei sacrifici, è stato criticato da molti con l’accusa di affondare i consumi e dunque la base della crescita, le differenti fasi di questa trasformazione strutturale del Paese appaiono abbastanza inscindibili.Detto questo, se avverrà o meno la svolta decisiva tanto desiderata dipenderà comunque dai provvedimenti che verranno presi prossimamente. O si rinasce o si affonda. Se Monti e Co. non saranno in grado di tenere a bada le tensioni che lentamente stanno emergendo nei sindacati, nei partiti, nella popolazione, salta tutto. E’ giunto il momento di mettere realmente in primo piano la parola “equità”, di non presentarsi sotto le spoglie di un perfido esattore delle tasse, ma di fare ciò che la malapolitica tradizionale non è riuscita a realizzare negli ultimi 20 anni. Sarei felice di vedere ben presto in tutto questo l’estremo ed ultimo (o primo?) tentativo di un’intera generazione di riparare agli errori commessi nei decenni in cui si aveva carta bianca e in cui si è probabilmente vissuto in una condizione che sarà sconosciuta ai futuri italiani.Si potrebbe iniziare dai privilegi della politica, della casta (ormai questa espressione si accompagna in modo indissolubile al mondo della politica: ci sarà un motivo). E’ arrivata anche la Commissione Giovannini a mostrarci, con tutti i limiti insiti nel confronto tra i diversi paesi, che le retribuzioni complessive dei nostri parlamentari non hanno rivali e che il Parlamento italiano è quello che ha il maggior costo pro capite al mondo.E ancora, mentre Obama taglia le spese militari per 450 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni, da noi quei 131 cacciabombardieri che costano come una finanziaria chiamano a gran voce un intervento deciso del ministero della Difesa.
Aspettando la crescita, i veri settori che necessitano di una razionalizzazione delle spese sono diversi e sotto gli occhi di (quasi) tutti.
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