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giovedì 26 gennaio 2012

Libertà di stampa

In fatto di libertà di stampa la parola-chiave del 2011 è stata repressione: i giornalisti, con le loro cronache, non hanno mai infastidito così tanto i nemici della libertà. E nemmeno gli atti di censura e gli attacchi fisici ai giornalisti sono mai stati così numerosi.A rilevarlo è la "Classifica mondiale della libertà di stampa" redatta da Reporter senza frontiere (Rsf), che presentando il lavoro sottolinea: "L'equazione è semplice: l'assenza o la soppressione delle libertà civili porta necessariamente alla soppressione della liberta d'informazione. Le dittature temono e censurano le informazioni, soprattutto quando queste possono minarne la stabilità". "La classifica di quest'anno - nota Rsf - ritrova ai primi posti lo stesso gruppo di Paesi che continuano a rispettare le libertà fondamentali: Finlandia, Norvegia e Paesi Bassi".In calo, invece, paesi come gli Usa o anche l'Italia che si classifica al 61simo posto, in discesa di 12 posizioni rispetto alla precedente rilevazione. In particolare, l'Italia "ha ancora circa una dozzina di giornalisti sotto protezione e con le dimissioni di Berlusconi ha da poco voltato pagina, dopo molti anni di conflitto d'interesse. Il basso posizionamento - spiegano - porta ancora i segni del vecchio governo, soprattutto per il tentativo di introdurre la 'legge bavaglio' e per l'intenzione di filtrare arbitrariamente i contenuti della Rete. Entrambe le proposte, in extremis sono state abbandonate".Secondo Rsf "paesi come la Bulgaria (80^), la Grecia (70^) e l'Italia non sono riusciti ad affrontare la questione delle violazioni delle libertà dei media, soprattutto a causa della mancanza di volontà politica. Vanno invece segnalati piccoli progressi da parte della Francia (dalla posizione 44 alla 38), della Spagna (39^) e della Romania (47^). La libertà dei media è una sfida che ha bisogno di essere affrontata più che mai nei Balcani, stretti tra il desiderio di entrare nell'Unione Europea e gli effetti negativi della crisi economica".Per Rsf "Non sorprende che il trio di paesi composto da Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord, dittature assolute che non consentono libertà civili, occupi nuovamente gli ultimi tre posti della classifica". Questi ultimi sono immediatamente preceduti da Siria, Iran e Cina, tre Paesi che, risucchiati da una folle spirale di terrore, sembrano aver perso il contatto con la realtà. Proseguendo verso l'alto, troviamo il Bahrain e il Vietnam, regimi oppressivi per eccellenza. Anche altri Paesi come l'Uganda e la Bielorussia sono diventati molto più repressivi".



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